Da giovani a professionisti: chi usa l’IA generativa in Italia

Intelligenza Artificiale Generativa
Uno studio della Banca d’Italia rivela che il 25% degli italiani ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nel 2024. Giovani, uomini e professionisti del settore tecnologico guidano l’adozione, mentre l’istituto esplora l’IA per ottimizzare i propri processi.

La Banca d’Italia ha pubblicato un rapporto che evidenzia un’ampia diffusione dell’intelligenza artificiale generativa tra la popolazione italiana. Nel 2024, circa il 25% delle persone intervistate nell’Indagine congiunturale sulle famiglie italiane, condotta tra agosto e settembre, ha dichiarato di aver utilizzato strumenti di IA generativa nei 12 mesi precedenti. Lo studio, intitolato “Uso e impatto atteso dell’IA generativa: evidenze dalle famiglie italiane”, appartiene alla collana Questioni di Economia e Finanza dell’istituto di Via Nazionale. Il documento analizza l’adozione di questa tecnologia, la fiducia che gli italiani ripongono in essa e le aspettative sul suo impatto nel mercato del lavoro.

Profili degli utilizzatori

L’uso dell’IA generativa varia significativamente in base a genere, età e settore lavorativo. Gli uomini risultano più propensi delle donne a utilizzare questi strumenti, mentre i giovani si distinguono come il gruppo demografico più attivo. I settori professionali che registrano un’adozione più elevata includono l’informazione e comunicazione, l’istruzione e le attività professionali e scientifiche. In queste aree, i lavoratori percepiscono l’IA come un’opportunità per incrementare la produttività o accedere a nuove prospettive occupazionali. “Tra i giovani e i professionisti del settore tecnologico, l’aspettativa che l’IA generativa migliori la produttività è particolarmente diffusa”, sottolinea il rapporto.

Impatti attesi sul lavoro

L’indagine della Banca d’Italia esplora anche le percezioni degli italiani sull’impatto dell’IA generativa nel mercato del lavoro. I lavoratori più giovani e quelli impiegati in ambiti tecnologici esprimono ottimismo, anticipando che l’IA possa generare nuove opportunità professionali. Al contempo, il rapporto evidenzia una certa cautela tra altri segmenti della popolazione, che temono potenziali rischi legati all’automazione. Tuttavia, la fiducia complessiva nella capacità dell’IA di migliorare l’efficienza lavorativa rimane elevata, specialmente tra chi già utilizza questi strumenti.

L’uso interno dell’IA in Banca d’Italia

Parallelamente, un secondo studio pubblicato nella stessa collana descrive l’adozione dell’intelligenza artificiale all’interno della Banca d’Italia per la gestione delle segnalazioni regolamentari. L’istituto ha implementato soluzioni di IA per migliorare il controllo dei dati, aumentare la disponibilità delle informazioni e ottimizzare l’efficienza operativa. I risultati di questi progetti, testati con successo, sono stati integrati nelle procedure ordinarie di lavoro. “Un efficace impiego dell’intelligenza artificiale richiede conoscenze specialistiche, gruppi di lavoro diversificati e adeguate infrastrutture IT”, afferma il documento.

Lezioni apprese e prospettive future

Il rapporto sull’uso interno dell’IA evidenzia alcune lezioni chiave. La Banca d’Italia raccomanda di iniziare con progetti pilota su scala ridotta per dimostrare l’utilità della tecnologia, prima di procedere con investimenti più consistenti. Stimolare la creatività dei team coinvolti e garantire una comunicazione trasparente dei risultati si rivelano fattori cruciali. Inoltre, l’istituto sottolinea l’importanza di valutare attentamente i costi e i benefici di ogni iniziativa. Nuovi filoni di ricerca, come l’applicazione dell’IA in altre aree operative, sono già in fase di esplorazione.

Requisiti per un’adozione efficace

L’implementazione dell’IA nella gestione delle segnalazioni regolamentari richiede un approccio strutturato. La Banca d’Italia identifica tre elementi fondamentali: competenze tecniche avanzate, team interdisciplinari e infrastrutture tecnologiche robuste. L’istituto consiglia di adottare un modello incrementale, che consenta di testare le soluzioni e scalarle gradualmente.

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