L’Argentina si trova a un punto di svolta: il governo del presidente Javier Milei ha annunciato un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per un prestito da 20 miliardi di dollari, accompagnato dalla rimozione dei controlli sui cambi in vigore dal 2019.
La mossa, svelata dal ministro dell’Economia Luis Caputo, mira a ricapitalizzare la Banca Centrale, ridurre l’inflazione e rafforzare le riserve estere, in un contesto economico segnato da sfide strutturali.
Con ulteriori finanziamenti dalla Banca Mondiale e dalla Banca Interamericana per lo Sviluppo, l’Argentina scommette su una stabilizzazione che potrebbe ridisegnare il suo futuro.
Un accordo storico con il FMI
Il 9 aprile scorso il Fondo Monetario Internazionale ha confermato un’intesa preliminare con l’Argentina per un programma quadriennale da 20 miliardi di dollari, soggetto all’approvazione del consiglio di amministrazione dell’FMI. Secondo il ministro Caputo, 12 miliardi saranno erogati entro il 15 aprile, 2 miliardi a giugno e 1 miliardo nel secondo semestre, con 15 miliardi considerati di “libera disponibilità” per il 2025. “L’accordo si basa sugli impressionanti progressi iniziali delle autorità nella stabilizzazione dell’economia, sostenuti da un forte ancoraggio fiscale, che sta producendo una rapida disinflazione e una ripresa dell’attività e degli indicatori sociali”, ha dichiarato l’FMI in una nota ufficiale. L’obiettivo è rafforzare la Banca Centrale e sostenere il percorso di disinflazione, dopo anni di instabilità economica.
Ulteriori finanziamenti internazionali
Oltre al prestito dell’FMI, l’Argentina ha ottenuto impegni significativi da altri organismi internazionali. La Banca Mondiale metterà a disposizione 12 miliardi di dollari, mentre la Banca Interamericana per lo Sviluppo contribuirà con 10 miliardi nei prossimi anni. A questi si aggiungono 6,1 miliardi raccolti da altri enti e un’asta della Banca Centrale per un credito fino a 2 miliardi di dollari. Inoltre, è stato rinnovato per 12 mesi uno swap valutario con la Banca Centrale Cinese per circa 5 miliardi di dollari. “Nell’insieme, questi accordi possono potenzialmente contribuire a un aumento di 23 miliardi di dollari delle riserve liquide della Banca Centrale nel 2025”, ha spiegato Caputo.
Addio ai controlli sui cambi
Una delle misure più audaci del governo Milei è l’eliminazione dei controlli sui cambi, introdotti nel 2019 per limitare la fuga di capitali. A partire dal 14 aprile 2025, il peso argentino potrà fluttuare in una banda compresa tra 1.000 e 1.400 pesos per dollaro, con un ampliamento dell’1% ogni mese. La Banca Centrale ha annunciato che interverrà sul mercato per stabilizzare la quotazione in caso di oscillazioni estreme o per perseguire obiettivi macroeconomici, come l’accumulazione di riserve. Inoltre, è stato revocato il limite di acquisto di 200 dollari al mese per i cittadini, una restrizione che aveva alimentato il mercato nero delle valute. La misura, parte della “fase 3” del piano economico di Milei, punta a creare un sistema di cambio più flessibile e a favorire la fiducia degli investitori.
Lotta all’inflazione: progressi e sfide
L’inflazione rimane una delle priorità del governo. Secondo l’Istituto di Statistica Argentino (Indec), l’inflazione mensile è salita al 3,7% a marzo 2025, rispetto al 2,4% di febbraio, ma l’inflazione annua è scesa al 55,9%, un netto miglioramento rispetto al 211% di fine 2023. Sebbene il tasso resti tra i più alti al mondo, il governo Milei celebra i progressi, frutto di tagli alla spesa pubblica e di una politica fiscale rigorosa. “I fondi provenienti dall’accordo con il FMI saranno utilizzati per ricapitalizzare la banca centrale argentina e il governo si aspetta che contribuiranno a introdurre una valuta più sana, ridurre l’inflazione e consentire tagli fiscali”, ha dichiarato Caputo.
Il contesto economico dell’Argentina
L’Argentina è il maggiore debitore dell’FMI, con un debito preesistente di 44 miliardi di dollari derivante da un accordo del 2018, il più grande nella storia del Fondo. Negli ultimi anni, il Paese ha affrontato una crisi finanziaria aggravata da riserve estere scarse, un peso svalutato e un’inflazione galoppante. Milei, in carica dal dicembre 2023, ha promesso di azzerare il deficit fiscale, ridurre l’inflazione e rilanciare la crescita. Tra le sue misure più incisive, il taglio della spesa pubblica e la liberalizzazione di settori chiave, che hanno generato proteste ma anche segnali di ripresa. La rimozione dei controlli sui cambi e il nuovo prestito rappresentano un banco di prova per la sua visione “anarco-capitalista”.
Rischi e opportunità della nuova politica valutaria
La transizione verso un sistema di cambio più flessibile comporta opportunità ma anche rischi. La recente corsa al peso, che ha drenato oltre 1,2 miliardi di dollari di riserve a fine marzo, è stata alimentata dai timori di una possibile svalutazione, ipotesi che Milei ha ripetutamente escluso. “Si tratta di una svalutazione che va piuttosto contro ciò che il governo avrebbe voluto per arrivare serenamente alle elezioni”, ha commentato l’economista Ricardo Delgado, riferendosi alle elezioni di medio termine previste per il 2025. La volatilità dei mercati, esacerbata dalla guerra tariffaria internazionale, potrebbe complicare la stabilizzazione del peso. Tuttavia, un aumento delle riserve a 50 miliardi di dollari, come auspicato da Milei, potrebbe rafforzare la fiducia e favorire investimenti esteri.
Il ruolo della Banca Centrale
La Banca Centrale Argentina (BCRA) è al centro della strategia di stabilizzazione. Oltre a gestire il nuovo sistema di cambio, la BCRA sta lavorando per migliorare la propria posizione finanziaria. Il rinnovo dello swap con la Cina e l’asta per un credito aggiuntivo dimostrano un approccio proattivo per incrementare le riserve liquide. La ricapitalizzazione, finanziata in parte dal prestito FMI, mira a ridurre il debito del Tesoro verso la Banca Centrale, un passo cruciale per garantire la sostenibilità monetaria. La BCRA ha anche annunciato che il ritmo del “crawling peg” sarà calibrato per bilanciare disinflazione e accumulazione di riserve, evitando shock inflazionistici.
Prospettive per il 2025
Con il sostegno di FMI, Banca Mondiale e altri organismi, l’Argentina punta a una ripresa economica nel 2025, dopo un 2024 segnato da una contrazione stimata del 4%. Le proiezioni indicano una crescita del 3,5% per il prossimo anno, trainata dalla rimozione delle restrizioni valutarie e da investimenti in settori strategici. Tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità del governo di gestire la volatilità del peso e di mantenere il consenso politico in vista delle elezioni. La sfida più grande sarà bilanciare le riforme strutturali con le esigenze immediate di una popolazione colpita da anni di crisi economica.


