Apple affronta i dazi di Trump: iPhone da India e Vietnam, ma i costi salgono

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Apple sposta la produzione di iPhone verso India e Vietnam per sfuggire ai dazi di Trump sulla Cina. Tim Cook prevede un aumento dei costi di 900 milioni di dollari nel 2025, mentre le vendite in Cina calano.

Apple, colosso tecnologico di Cupertino, affronta una nuova sfida nella sua catena di approvvigionamento a causa dei dazi imposti dal presidente Donald Trump.

L’amministratore delegato Tim Cook ha annunciato che, nel trimestre fiscale in corso, la maggior parte degli iPhone venduti negli Stati Uniti proverrà dall’India, mentre iPad e altri dispositivi saranno prodotti in Vietnam. Questa mossa risponde ai dazi del 145% sui beni cinesi, che minacciano di aumentare i prezzi e ridurre i margini di profitto. Cook stima un impatto economico di 900 milioni di dollari solo nel secondo trimestre del 2025, ma resta ottimista sulla resilienza dell’azienda.

Risultati finanziari solidi nonostante le incertezze

Apple ha superato le aspettative di Wall Street per il primo trimestre del 2025 (gennaio-marzo), registrando un fatturato di 95,36 miliardi di dollari, in crescita del 5,1% rispetto ai 90,75 miliardi dell’anno precedente. Gli utili netti hanno raggiunto 24,78 miliardi di dollari, o 1,65 dollari per azione, con un incremento del 4,8% rispetto ai 23,64 miliardi del 2024. Le vendite di iPhone, che rappresentano circa la metà dei ricavi, sono aumentate dell’1,9% a 46,84 miliardi di dollari, superando le stime di 45,62 miliardi. Questi numeri riflettono una domanda sostenuta, anche grazie a consumatori che hanno anticipato gli acquisti per timore di rincari legati ai dazi.

L’impatto dei dazi sulla Cina

La dipendenza di Apple dalla Cina, dove produce circa il 90% degli iPhone, l’ha resa vulnerabile nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. I dazi del 145% imposti da Trump sui prodotti cinesi, accompagnati da tariffe di ritorsione cinesi del 125% sui beni americani, hanno spinto Apple a diversificare la produzione. Tuttavia, la transizione verso India e Vietnam comporta costi significativi. Cook ha dichiarato: “Per il trimestre corrente, assumendo che nulla cambi, prevediamo un aumento dei costi di 900 milioni di dollari a causa dei dazi”, ma ha aggiunto che Apple rimane “fiduciosa” nella sua capacità di gestire la crisi. La regione della Grande Cina ha visto un calo dei ricavi del 2,3%, scendendo a 16 miliardi di dollari, mentre altre aree, come Americhe ed Europa, hanno registrato crescite.

Diversificazione della supply chain

Apple ha iniziato a ridurre la sua dipendenza dalla Cina già durante la prima amministrazione Trump, spostando parte della produzione di iPhone in India e di iPad e AirPods in Vietnam. Nel 2024, l’India ha esportato oltre 17 miliardi di dollari di iPhone verso gli Stati Uniti, e Apple prevede che la produzione indiana possa coprire fino alla metà del mercato americano. Tuttavia, la costruzione di una rete produttiva alternativa richiede anni. La fabbrica indiana di Foxconn, partner chiave di Apple, ha iniziato a produrre modelli di punta come l’iPhone 16 Pro solo lo scorso anno. Spostare il 10% della supply chain in America, come auspicato da Trump, richiederebbe almeno tre anni e 30 miliardi di dollari, secondo l’analista Dan Ives di Wedbush Securities.

La corsa contro i dazi

Per mitigare l’impatto immediato dei dazi, Apple ha adottato misure straordinarie. A fine marzo, l’azienda ha noleggiato sei voli cargo per trasportare 600 tonnellate di iPhone (circa 1,5 milioni di unità) dall’aeroporto di Chennai, in India, agli Stati Uniti. Ha inoltre negoziato un “corridoio verde” per accelerare le procedure doganali, riducendo i tempi da 30 a 6 ore. Queste operazioni, già consolidate in Cina, dimostrano la capacità logistica di Apple, guidata da Cook, definito un “maestro della supply chain”. Tuttavia, gli analisti avvertono che le scorte accumulate non basteranno a lungo, soprattutto con l’aumento della domanda pre-dazi.

Esenzioni temporanee e pressioni politiche

A seguito delle proteste di Apple e di altri settori, Trump ha concesso un’esenzione temporanea dai dazi “reciproci” per smartphone, computer e altri dispositivi elettronici, escludendo però la Cina. Questa decisione, annunciata il 12 aprile, ha permesso a Apple di recuperare gran parte delle perdite in borsa, dopo un crollo del 23% che aveva cancellato 773 miliardi di dollari di valore di mercato. Tuttavia, i dazi del 20% legati al commercio di fentanyl restano in vigore, e Trump ha avvertito che ulteriori tariffe potrebbero arrivare: “Nessuno è fuori pericolo”, ha scritto su Truth Social. Cook, che durante la prima amministrazione Trump ottenne esenzioni simili, ha intensificato i contatti con il presidente, donando 1 milione di dollari per la sua cerimonia di insediamento e annunciando un investimento di 500 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2029.

Sfide sull’intelligenza artificiale

Oltre ai dazi, Apple affronta difficoltà legate al ritardo nel lancio delle funzionalità di intelligenza artificiale (AI) promesse per la linea iPhone 16. Le caratteristiche di Apple Intelligence, come un Siri più avanzato, non erano pronte al debutto dello smartphone lo scorso autunno. Alcuni aggiornamenti sono stati rilasciati in alcune regioni, ma Apple ha ritirato le campagne pubblicitarie sull’AI per evitare aspettative non soddisfatte. Questo passo falso ha deluso gli investitori, che contavano sull’AI per rilanciare le vendite di iPhone, calate del 2% nel 2024. Nonostante ciò, l’analista Thomas Monteiro di Investing.com nota che i margini di profitto restano solidi, dando ad Apple spazio per affrontare le sfide economiche.

Prospettive per il mercato

Nonostante le incertezze, Apple conserva una posizione di forza. La sua capacità di generare margini elevati e la fedeltà dei clienti le consentono di assorbire parte dei costi senza trasferirli immediatamente ai consumatori. Tuttavia, se i dazi persistono, gli analisti prevedono aumenti di prezzo del 17-18%, con un iPhone 16 Pro Max che potrebbe costare fino a 1.549 dollari. La diversificazione della produzione e le negoziazioni con l’amministrazione Trump saranno cruciali per mantenere la competitività. Intanto, la pressione di investitori e consumatori cresce, con Wall Street che attende chiarimenti sulla strategia di Apple per il 2025.

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