L’Autorità italiana che vigila sulla concorrenza e sulla tutela dei consumatori ha acceso i riflettori su Microsoft, aprendo un’istruttoria che potrebbe avere implicazioni rilevanti nel rapporto tra aziende tecnologiche e utenti finali.
Nel mirino dell’indagine ci sono le modalità con cui il colosso di Redmond avrebbe comunicato ai clienti l’aumento del costo di abbonamento del servizio Microsoft 365, uno dei prodotti digitali più diffusi a livello globale.
Secondo quanto reso noto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, le società coinvolte nell’istruttoria sono Microsoft Ireland Operations Ltd. e Microsoft S.r.l.
L’accusa riguarda il modo in cui è stato comunicato l’aumento di prezzo
Il nodo centrale riguarda le informazioni trasmesse agli utenti durante il processo di aggiornamento del servizio.
Secondo l’Autorità, Microsoft avrebbe presentato ai consumatori le modifiche relative al nuovo costo dell’abbonamento in maniera frammentata, senza spiegare in modo sufficientemente chiaro un elemento fondamentale.
Il servizio Microsoft 365, infatti, sarebbe stato aggiornato integrando nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
Tra questi figurano due servizi particolarmente rilevanti: Copilot e Designer.
Il punto contestato riguarda il fatto che queste integrazioni non sarebbero state evidenziate in modo adeguato, impedendo di fatto agli utenti di comprendere pienamente cosa stesse cambiando nel servizio per cui stavano pagando.
Il nuovo piano sarebbe stato applicato automaticamente
L’istruttoria si concentra anche sulle modalità di rinnovo dell’abbonamento.
Secondo quanto emerso, ai consumatori sarebbe stato applicato automaticamente un nuovo piano di sottoscrizione caratterizzato da un prezzo superiore rispetto al precedente.
Questa modifica sarebbe stata impostata come opzione predefinita.
L’unica alternativa lasciata agli utenti sarebbe stata esercitare il diritto di recesso.
Secondo l’Autorità, questa modalità potrebbe aver limitato concretamente la capacità dei clienti di compiere una scelta realmente libera e informata.
Perché l’Antitrust considera la pratica potenzialmente scorretta
Nella valutazione preliminare dell’Autorità emergono due possibili criticità rilevanti sul piano consumeristico.
La prima riguarda la qualità delle informazioni fornite.
Secondo l’Antitrust, Microsoft non avrebbe messo gli utenti nella condizione di comprendere in maniera completa le modifiche introdotte nel servizio.
In altre parole, i consumatori non avrebbero ricevuto elementi sufficienti per valutare consapevolmente se accettare o meno il rinnovo contrattuale alle nuove condizioni economiche.
La seconda contestazione riguarda invece il possibile carattere aggressivo della pratica commerciale.
Secondo l’Autorità, la modalità comunicativa adottata potrebbe aver esercitato una pressione indebita sui consumatori.
L’effetto concreto sarebbe stato una compressione dell’autonomia negoziale degli utenti, che si sarebbero trovati di fronte a un cambiamento già impostato automaticamente senza una preventiva adesione esplicita.


