L’Antitrust contro Apple, multa record da 98,6 milioni: ecco perché

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Apple multata dall’Antitrust italiano per 98,6 milioni: l’ATT sull’App Store è giudicata anticoncorrenziale e sproporzionata. Impatti per sviluppatori e mercato iOS.

L’Antitrust italiano ha multato Apple per 98,6 milioni di euro per abuso di posizione dominante legato alla politica di App Tracking Transparency (ATT) sull’App Store iOS, ritenuta anticoncorrenziale e sproporzionata rispetto agli obiettivi di tutela della privacy.

La condotta è stata qualificata come violazione dell’articolo 102 TFUE nel mercato della fornitura agli sviluppatori di piattaforme per la distribuzione online di app per utenti iOS, in cui Apple detiene una posizione di assoluta dominanza tramite l’App Store.

Cosa ha deciso l’Antitrust: i dettagli 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha irrogato ad Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l. una sanzione pari a 98.635.416,67 euro.

Apple è ritenuta responsabile di abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 102 TFUE nel mercato delle piattaforme di distribuzione di app per utenti iOS, dove l’App Store è considerato l’unico canale effettivo per raggiungere tali utenti.

Come funziona l’ATT contestata

Dal 2021 Apple ha introdotto sull’iPhone la App Tracking Transparency, che obbliga gli sviluppatori terzi a mostrare all’utente un “ATT prompt”, una schermata standard per chiedere il consenso al tracciamento a fini pubblicitari. 

Secondo l’Agcm, questo prompt non è sufficiente a rispettare pienamente i requisiti della normativa privacy, costringendo gli sviluppatori a chiedere una seconda volta il consenso per lo stesso scopo, con conseguente duplicazione delle richieste.

Cos’è l’abuso di posizione dominante

L’Agcm ha accertato che le condizioni della ATT policy sono imposte unilateralmente da Apple, ledono gli interessi economici dei suoi partner commerciali (sviluppatori, inserzionisti, intermediari pubblicitari) e non sono proporzionate all’obiettivo dichiarato di tutela della privacy.

La duplicazione delle richieste di consenso riduce, in pratica, la possibilità per gli sviluppatori di raccogliere, collegare e usare i dati necessari alla pubblicità personalizzata, minando i modelli di business basati sulla vendita di spazi pubblicitari all’interno delle app.

Il nodo concorrenza e il nodo privacy 

Per l’Antitrust, Apple avrebbe potuto ottenere lo stesso livello di protezione dei dati consentendo agli sviluppatori di acquisire il consenso alla profilazione con un unico passaggio, senza obbligarli a passare da un’interfaccia disegnata e controllata da Apple.

In più, la struttura dell’ATT aumenta il potere di Apple nel mercato della pubblicità mobile su iOS, perché limita i concorrenti nel trattamento dei dati mentre Apple, tramite i propri servizi e infrastrutture, mantiene un accesso privilegiato all’ecosistema e alla relazione con l’utente.

Un caso che interessa l’Europa

L’istruttoria è stata definita “complessa” e svolta in coordinamento con la Commissione europea, altre autorità antitrust nazionali e il Garante per la Protezione dei Dati Personali, a conferma della dimensione europea del caso.

Apple potrà impugnare la decisione davanti al giudice amministrativo, mentre l’esito del procedimento italiano potrà influenzare il dibattito europeo su come bilanciare concorrenza e privacy nelle piattaforme digitali dominanti, in particolare nel quadro del diritto antitrust e delle nuove regole sul digitale.

Possibili conseguenze per gli sviluppatori Ios in Italia

La sanzione Agcm contro Apple per l’ATT policy non prevede al momento cambiamenti immediati o prescrizioni vincolanti per gli sviluppatori iOS in Italia, poiché il provvedimento si concentra sulla multa pecuniaria e sull’accertamento dell’abuso. Tuttavia, potrebbe aprire la porta a rimedi futuri, come l’obbligo per Apple di modificare la policy per renderla meno restrittiva, riducendo la duplicazione dei consensi e facilitando la raccolta dati per la pubblicità personalizzata. Per gli sviluppatori italiani, l’impatto attuale resta quello già noto dal 2021: minori ricavi pubblicitari dovuti al calo di opt-in (intorno al 20-30% secondo stime settoriali), con effetti a cascata su app gratuite e modelli ad-supported.

Se Apple non ricorre o perde in appello, l’Agcm potrebbe imporre prescrizioni come un ATT prompt più compliant con GDPR, permettendo un consenso unico e aumentando gli opt-in per gli sviluppatori. Questo allineerebbe l’Italia al DMA europeo, che già forza Apple a ridurre commissioni e aprire sideloading, beneficiando indirettamente la monetizzazione dati. 

Un coordinamento con la Commissione UE potrebbe accelerare riforme, con effetti positivi per developer italiani entro il 2026.

Apple ha 60 giorni per impugnare.

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