AI sul lavoro: produttività in aumento (ma un dipendente su due corregge i risultati)

Fabrizio Rotondi
Una ricerca Workday mostra che l’AI aumenta la produttività dei lavoratori italiani, ma gran parte del tempo risparmiato viene perso nella correzione dei risultati.

L’intelligenza artificiale sta trasformando l’organizzazione del lavoro e promette guadagni concreti di produttività. In Italia, quasi quattro lavoratori su dieci riescono a risparmiare fino a un giorno di lavoro alla settimana grazie all’AI, ma una parte significativa di questo vantaggio viene poi assorbita da attività di controllo e revisione dei risultati prodotti dalla tecnologia.

È uno dei dati principali che emerge dal report “Beyond Productivity: Measuring the Real Value of AI”, presentato da Workday, Inc. (NASDAQ: WDAY) in occasione dell’apertura del nuovo Innovation Lab di Milano, il primo centro in Italia dedicato alla sperimentazione e alla co-creazione di soluzioni di intelligenza artificiale per la gestione finanziaria e delle risorse umane.

La ricerca evidenzia un paradosso sempre più evidente: l’AI aumenta la velocità e la capacità di produrre contenuti e analisi, ma spesso le organizzazioni non riescono ancora a trasformare questo vantaggio in risultati concreti e duraturi.

Il paradosso della produttività dell’AI

L’adozione dell’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano è ormai diffusa.

In Italia:

  • il 29% dei lavoratori usa strumenti di AI ogni giorno
  • il 42% li utilizza più volte a settimana

Il giudizio sull’impatto della tecnologia è ampiamente positivo. Negli ultimi dodici mesi il 92% dei dipendenti afferma di essere diventato più produttivo grazie all’AI.

Il tempo risparmiato è significativo:

  • il 94% dei lavoratori italiani risparmia da 1 a 7 ore alla settimana
  • il 52% guadagna tra 1 e 3 ore
  • il 42% tra 4 e 7 ore

Il dato italiano supera anche la media globale, dove l’85% dei lavoratori dichiara benefici simili.

Ma la velocità non sempre coincide con una reale efficienza.

Una parte consistente del tempo risparmiato viene infatti utilizzata per correggere errori, riformulare testi o verificare i risultati prodotti dall’AI.

Come l’AI cambia il lavoro

IndicatoreItalia
Utilizzo quotidiano dell’AI29%
Utilizzo settimanale42%
Dipendenti più produttivi grazie all’AI92%
Tempo risparmiato settimanalmente1-7 ore per il 94%

A livello globale, lo studio stima che circa il 40% del tempo risparmiato grazie all’intelligenza artificiale venga poi speso in attività di rielaborazione.

In Italia il fenomeno è evidente: un lavoratore su due dedica da una a due ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere contenuti generati dall’AI.

Gli utenti più intensivi sono anche i più sotto pressione

La ricerca evidenzia un altro aspetto interessante.

I dipendenti che utilizzano l’intelligenza artificiale ogni giorno sono generalmente molto fiduciosi nelle sue potenzialità.

Oltre il 90% ritiene che l’AI li aiuterà ad avere successo nel proprio lavoro.

Allo stesso tempo, però, sono anche quelli che devono dedicare più attenzione al controllo dei risultati.

Il 77% degli utenti quotidiani dichiara di revisionare i contenuti generati dall’AI con la stessa attenzione – o addirittura maggiore – rispetto a quelli prodotti da colleghi umani.

I lavoratori più giovani sopportano il carico maggiore

Secondo lo studio, l’impatto operativo della revisione dei risultati ricade soprattutto sulle fasce più giovani della forza lavoro.

I dipendenti tra 25 e 34 anni rappresentano il 46% di coloro che affrontano il maggiore volume di rielaborazioni.

Paradossalmente, proprio la generazione considerata più competente dal punto di vista tecnologico è quella che trascorre più tempo a verificare e correggere i risultati prodotti dagli strumenti di AI.

Formazione ancora insufficiente nelle aziende

Il report segnala anche un divario tra le strategie dichiarate dalle aziende e la percezione dei lavoratori.

Il 66% dei dirigenti indica la formazione sulle competenze digitali come una priorità assoluta, ma tra i dipendenti che affrontano più attività di rielaborazione solo il 37% dichiara di avere accesso a programmi di formazione adeguati.

Questo scarto evidenzia una difficoltà diffusa nel tradurre gli obiettivi strategici delle organizzazioni in strumenti concreti per i lavoratori.

Strutture aziendali ferme mentre la tecnologia corre

Un altro limite riguarda l’organizzazione del lavoro.

Secondo lo studio, nella maggior parte delle aziende (89%) meno della metà dei ruoli professionali è stata aggiornata per adattarsi all’intelligenza artificiale.

Questo significa che molti lavoratori utilizzano tecnologie avanzate all’interno di strutture organizzative progettate anni prima.

Il risultato è una situazione paradossale: strumenti del 2025 utilizzati dentro modelli organizzativi del 2015.

Dove finiscono i guadagni di produttività dell’AI

Le organizzazioni concordano in larga parte sul fatto che i benefici dell’AI dovrebbero tradursi in vantaggi per i dipendenti.

Nella pratica, però, la distribuzione dei benefici segue altre logiche.

Le aziende tendono a reinvestire i guadagni dell’intelligenza artificiale principalmente in:

  • tecnologia (39%)
  • sviluppo dei dipendenti (30%)

In molti casi il tempo risparmiato viene semplicemente trasformato in maggiore carico di lavoro (32%).

In Italia il quadro appare leggermente più equilibrato.

Il 59% dei dirigenti afferma che la propria organizzazione reinveste i benefici dell’AI nella formazione, ma solo il 54% dei dipendenti conferma di aver visto realmente aumentare gli investimenti in questa area.

Dove le aziende reinvestono i guadagni dell’AI

DestinazionePercentuale
Investimenti tecnologici39%
Sviluppo dei dipendenti30%
Aumento del carico di lavoro32%

Le aziende più avanzate reinvestono nelle persone

Il report evidenzia che le organizzazioni che riescono a ottenere risultati migliori dall’intelligenza artificiale adottano una strategia diversa.

I dipendenti che registrano i benefici più evidenti dell’AI sono quelli che utilizzano il tempo risparmiato per attività a maggior valore aggiunto.

Tra queste:

  • analisi più approfondite
  • decisioni strategiche più solide
  • pensiero critico e pianificazione

Il 57% di questi lavoratori utilizza il tempo guadagnato proprio per migliorare la qualità del proprio lavoro.

Inoltre, il 79% di loro ha ricevuto programmi di formazione avanzata sulle competenze digitali.

L’Innovation Lab di Milano e il ruolo strategico dell’AI

L’apertura del nuovo Innovation Lab di Milano si inserisce proprio in questo scenario.

Il centro nasce con l’obiettivo di aiutare le aziende italiane a trasformare l’adozione tecnologica in competenze operative e nuove modalità di collaborazione.

Secondo Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday per l’Italia:

“Con il nostro nuovo ufficio e Innovation Lab a Milano, facciamo un passo decisivo in avanti in Italia, un mercato sempre più importante per la crescita di Workday in Europa. Crediamo in un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa la nuova interfaccia per il lavoro, capace di amplificare il potenziale umano e liberare nuove energie creative. Il nostro impegno è accompagnare le organizzazioni italiane verso modelli di gestione più intelligenti e collaborativi, in cui tecnologia e persone avanzano insieme”.

Anche dal punto di vista tecnologico l’azienda sottolinea la necessità di semplificare l’uso dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni.

Come spiega Gerrit Kazmaier, Presidente Product and Technology di Workday:

“Troppi strumenti di AI scaricano sui singoli utenti le questioni difficili di fiducia, accuratezza e ripetibilità. In Workday abbiamo trascorso anni a sviluppare soluzioni AI semplici e a misura d’uomo, non come tecnologia grezza che costringe i clienti a mettere insieme i pezzi e verificare ogni risposta da soli. La nostra filosofia è che l’AI dovrebbe svolgere il lavoro complesso dietro le quinte, così le persone possono concentrarsi sul pensiero critico, la creatività e le relazioni. È così che le organizzazioni trasformano la velocità dell’AI in un vantaggio duraturo guidato dalle persone”.

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