Agenzia delle Entrate smentisce i controlli AI sui social: “Ricostruzioni fantasiose”. Cosa può fare davvero il Fisco

Agenzia delle entrate
L'Agenzia delle Entrate smentisce i presunti controlli AI sui social dei contribuenti: no al data scraping, nessun algoritmo "Verifica rapporti addestrati". La legge 132/2025 vieta l'AI nei provvedimenti fiscali.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato un comunicato ufficiale per smentire le notizie circolate negli ultimi giorni su presunti controlli fiscali condotti tramite intelligenza artificiale sui profili social dei contribuenti. La nota non usa mezzi termini: si tratta di “ricostruzioni giornalistiche del tutto fantasiose e che nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti”.

Per chi gestisce un’impresa o opera come professionista autonomo, la smentita va letta con attenzione: chiarisce non solo cosa è falso, ma anche quali sono i limiti normativi reali entro cui il Fisco può muoversi.

Primo punto: il data scraping sui social non è consentito

Il primo chiarimento riguarda la raccolta automatica di dati dai social network. L’Agenzia precisa che nell’ordinamento italiano non esiste alcuna disposizione normativa che consenta il cosiddetto data scraping, cioè l’estrazione massiva di dati pubblici presenti sulle piattaforme social. Non si tratta di una scelta operativa dell’Agenzia: è un limite di legge. Senza una base normativa esplicita, qualsiasi raccolta di questo tipo sarebbe illegittima ai sensi del GDPR e delle norme italiane sul trattamento dei dati personali.

L’Agenzia aggiunge di non aver mai assunto iniziative in questo senso, né in forma sperimentale né in forma sistematica.

Secondo punto: l’algoritmo “Verifica rapporti addestrati” non esiste

La seconda smentita riguarda uno specifico nome circolato sugli organi di stampa: un presunto algoritmo denominato “Verifica rapporti addestrati” che avrebbe analizzato in modo automatico i movimenti bancari dettagliati dei contribuenti, inclusi bonifici, versamenti, spese correnti e acquisti di beni di lusso.

L’Agenzia dichiara esplicitamente che questo sistema non esiste. Non è mai stato sviluppato, non è mai stato adottato, non corrisponde ad alcun progetto reale.

Terzo punto: la legge 132/2025 vieta l’AI nei provvedimenti fiscali

Il terzo elemento del comunicato è forse il più rilevante sul piano normativo. L’Agenzia ricorda che la legge n. 132/2025 proibisce espressamente l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per la creazione di provvedimenti amministrativi. Questo significa che anche se l’Agenzia disponesse di strumenti di AI avanzati per l’analisi dei dati, non potrebbe usarli per emettere automaticamente avvisi di accertamento, cartelle o qualsiasi altro atto impositivo.

La legge impone che ogni provvedimento fiscale sia il risultato di una valutazione umana, non di un algoritmo. L’AI può eventualmente supportare l’analisi del rischio fiscale, ma la decisione finale deve rimanere in capo a un funzionario.

Cosa può fare davvero il Fisco sui dati dei contribuenti

La smentita non modifica il quadro generale sulle capacità di analisi dell’Agenzia delle Entrate. Il Fisco dispone già di una quantità considerevole di informazioni sui contribuenti, acquisite attraverso canali legalmente previsti: dichiarazioni dei redditi, fatturazione elettronica obbligatoria, comunicazioni delle banche e degli intermediari finanziari, dati catastali, e le informazioni sui conti correnti ottenibili tramite richiesta formale o autorizzazione giudiziaria.

Su questi dati, l’Agenzia applica modelli di analisi del rischio per individuare incongruenze e selezionare i contribuenti da sottoporre a controllo. Questo è legittimo, già attivo e non è oggetto della smentita odierna.

Quello che la nota esclude categoricamente è la sorveglianza dei comportamenti social, l’analisi automatica dei movimenti bancari tramite algoritmi non autorizzati e l’emissione di atti impositivi generati da sistemi di AI.

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