L’Agenzia delle Entrate ha bloccato 7,8 miliardi di crediti fittizi: cosa significa per i cittadini

Agenzia delle Entrate
Fisco, bonus edilizi e fattura elettronica: come l’Agenzia delle Entrate sta cambiando il contrasto all’evasione.

Nel 2025 il contrasto all’evasione fiscale in Italia si gioca sempre più sui dati, sull’analisi dei rischi e sulla prevenzione. Lo ha spiegato il direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, durante un’audizione alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, illustrando risultati e strategie della Pubblica Amministrazione nella lotta agli illeciti fiscali.

L’Agenzia, ha chiarito Carbone, non è “un pungiball da abbattere”, ma un servizio pubblico al fianco dei cittadini onesti. In gioco ci sono miliardi di euro ogni anno che, se sottratti al fisco, finiscono per gravare su chi paga regolarmente.

Analisi di rischio e controlli sui bonus edilizi

Negli ultimi anni, i bonus edilizi – strumenti introdotti per incentivare ristrutturazioni e interventi green – sono finiti spesso nel mirino delle frodi. Carbone ha riferito che dal 2021 al 2025 sono state analizzate circa nove milioni di comunicazioni, nell’ambito dei controlli preventivi.

Questa attività ha permesso di bloccare crediti inesistenti per oltre 7,8 miliardi di euro, evitando che pesassero sulle casse pubbliche. Un risparmio rilevante per la collettività, ottenuto grazie a sistemi di analisi avanzati che individuano i casi sospetti prima ancora che i crediti vengano utilizzati.

La fattura elettronica ha cambiato le regole del gioco

Uno dei cambiamenti più incisivi nel contrasto all’evasione fiscale è stato l’introduzione della fatturazione elettronica, attiva dal 2019.

Secondo Carbone, questo strumento ha portato a risultati tangibili:

  • Effetto di compliance (cioè comportamento spontaneo corretto) tra 1,7 e 2 miliardi di euro annui;
  • Split payment (meccanismo per l’Iva nelle transazioni con la PA) con un impatto di circa 4,6 miliardi;
  • Evasione Iva dimezzata: da 35 miliardi nel 2015 a 17-18 miliardi nel 2021.

Un risultato che, a detta dello stesso direttore, fa dell’Italia una “best practice a livello europeo” nel campo della digitalizzazione fiscale.

Lettere di compliance e rispetto della privacy

L’efficacia della strategia dell’Agenzia si basa sempre più su interventi mirati, evitando controlli generici. Carbone ha spiegato che nel 2024 sono state inviate tre milioni di lettere di compliance, che hanno generato recuperi per circa 4 miliardi di euro, grazie all’adempimento spontaneo dei contribuenti.

Queste lettere vengono inviate quando emergono anomalie dai dati a disposizione dell’Agenzia, ma non sono sanzionatorie: servono a segnalare eventuali irregolarità e a informare il contribuente che può sanare la sua posizione con gli strumenti del “ravvedimento operoso”.

Importante anche il tema della privacy: Carbone ha assicurato che i dati non vengono utilizzati in modo incontrollato. “Non esiste un algoritmo antievasione”, ha detto, “ma solo la possibilità di usare i dati in modo umano, con l’intervento dell’uomo”.

Un’agenzia al servizio del cittadino, non contro

Il direttore Carbone ha affrontato anche il tema della percezione dell’Agenzia delle Entrate. Spesso vista come un nemico dai contribuenti, l’Agenzia – ha spiegato – non è un soggetto che si contrappone al cittadino, ma un servizio pubblico essenziale per il funzionamento dello Stato.

«L’evasione – ha detto – è un danno per tutti, perché rallenta i servizi pubblici e aggrava il carico su chi paga. Serve superare l’idea dell’Agenzia come un soggetto punitivo: il nostro obiettivo è supportare il sistema-Paese».

Il richiamo è anche alla necessità di distinguere tra uso improprio degli strumenti fiscali e uso efficace per garantire equità e giustizia tributaria.

Un sistema che punta a migliorare

L’Agenzia delle Entrate non è perfetta, ma – ha concluso Carbone – deve migliorare continuando a essere un presidio a tutela della collettività, puntando sempre più su:

  • Digitalizzazione intelligente;
  • Analisi dei dati;
  • Interventi preventivi e mirati;
  • Dialogo trasparente con il contribuente.

Non si tratta di repressione, ma di collaborazione. Un messaggio che guarda al futuro, dove la tecnologia sarà sempre più centrale, ma senza sostituire il ruolo umano nell’interpretazione e nella gestione dell’informazione fiscale.

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