Tensioni nella maggioranza di governo italiana dovute all’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi previsto nella Legge di Bilancio 2026. Il governo intende aumentare l’aliquota dal 21% al 26% per chi affitta immobili tramite piattaforme come Airbnb, Booking o Vrbo, con l’obiettivo di frenare l’aumento degli affitti turistici che, secondo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, riduce la disponibilità di alloggi a lungo termine nelle grandi città.
I punti chiave sugli affitti brevi: cosa sappiamo sinora
– La legge di Bilancio 2026 è stata approvata dalla Ragioneria dello Stato e ha ricevuto il via libera del Quirinale, ma il percorso parlamentare si preannuncia complicato.
– L’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi, dal 21% al 26%, crea divisioni nella maggioranza.
– Forza Italia e Lega si oppongono all’aumento e promettono emendamenti per cancellarlo o almeno ridurlo.
– Secondo la Ragioneria solo il 10% degli immobili locati rimarrà escluso dalla nuova imposta; per il restante 90% l’imposta salirà al 26%, con un gettito previsto di circa 100 milioni dal 2028.
– La possibile soluzione tampone è un’aliquota al 23%, ma il negoziato è in corso.
– Fratelli d’Italia potrebbe non opporsi alla norma per non bloccare tutta la manovra.
Le opinioni degli schieramenti politici
– Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (Lega): sostiene l’aumento al 26% come necessario per frenare i rincari nelle città causati dagli affitti brevi turistici che sottraggono alloggi al mercato long-term. Definisce la misura “una disciplina fiscale mirata” contro le piattaforme digitali e gli intermediari immobiliari.
– Forza Italia e Lega: pur facendo parte della stessa coalizione, si oppongono all’incremento. Raffaele Nevi (FI) ha annunciato emendamenti per cancellare o ridurre l’aliquota, mentre Matteo Salvini (Lega) ha detto in modo netto che “l’incremento non ci sarà”. Questo crea forti tensioni nella maggioranza.
– Fratelli d’Italia (FdI): si presenta come più disponibile a un compromesso per evitare il blocco della manovra. Il responsabile Turismo Gianluca Caramanna ha affermato che “una soluzione si troverà”, sottintendendo un possibile assenso a un’aliquota intermedia come il 23%.
– Opposizione: interpreta la situazione come una guerra interna alla maggioranza, un segnale di debolezza politica che potrebbe rallentare o complicare l’approvazione della legge di Bilancio.
Gli impatti economici e sociali
– Effetti sugli affitti: l’aumento della cedolare dovrebbe limitare l’uso di immobili per affitti brevi turistici così come gestiti via Airbnb e simili, incentivando più contratti a lungo termine. Questo dovrebbe teoricamente ridurre la pressione sui prezzi degli affitti residenziali nelle grandi città, dove la domanda abitativa è alta.
– Gettito fiscale: si prevede un aumento delle entrate statali per circa 100 milioni di euro a partire dal 2028, cifra modesta ma significativa per il bilancio pubblico.
– Critiche del settore turistico e immobiliare: le associazioni di categoria definiscono la misura “punitiva e inefficace”, sostenendo che penalizzerà gli affittuari e gli intermediari, senza ben valutare l’effettiva dinamica del mercato immobiliare e turistico.
– Esclusioni dal prelievo: solo il 10% degli immobili locati resterà escluso dal nuovo aumento, mentre il restante 90% subirà l’incremento.
Prospettive e scenari futuri
Le trattative parlamentari sono ancora aperte, con possibili compromessi sull’aliquota da applicare (si discute dell’ipotesi aliquota al 23%). Un’eventuale cancellazione dell’aumento da parte di FI e Lega potrebbe incontrare meno opposizione da FdI, ma rischia di creare ulteriori tensioni interne.
Rimane da vedere come la modifica influenzerà realmente il mercato degli affitti e se avrà effetti concreti sull’offerta abitativa e sull’economia del turismo.


