Dazi al 15% e acciaio al 50%: siglato l’accordo UE-USA. Cosa cambia?

Donald Trump e Ursula von der Leyen.
L’UE e gli USA firmano un accordo sui dazi, fissando tariffe al 15% su auto, farmaci e semiconduttori, mantenendo l’acciaio al 50%. I dettagli.

Ieri, 27 luglio, a Turnberry, in Scozia, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno siglato un accordo commerciale che segna un punto di svolta nelle relazioni tra UE e USA.

L’intesa introduce una tariffa unica del 15% su molte esportazioni europee, scongiurando dazi più pesanti minacciati per agosto. “Abbiamo trovato un equilibrio che protegge i nostri interessi”, ha dichiarato von der Leyen, sottolineando l’importanza di un’intesa che include 600 miliardi di dollari di investimenti europei negli USA e acquisti di energia per 750 miliardi. Tuttavia, i dazi su acciaio e alluminio restano al 50%, mentre settori come vini e liquori attendono ancora una definizione.

Le nuove tariffe: un tetto del 15%

L’accordo stabilisce una tariffa doganale del 15% su numerosi prodotti europei esportati negli Stati Uniti, tra cui automobili, semiconduttori e farmaci. “Questa aliquota unica offre chiarezza e stabilità alle imprese”, ha spiegato von der Leyen durante la conferenza stampa congiunta con Trump. La tariffa rappresenta un miglioramento rispetto al 27,5% precedentemente applicato al settore automobilistico, offrendo un respiro alle industrie, in particolare tedesche e italiane. Un funzionario Ue ha precisato che il dazio del 15% è un “limite massimo”, evitando cumuli tariffari e semplificando i calcoli per gli esportatori.

Settori esentati: dazi zero per prodotti strategici

Alcuni comparti chiave beneficeranno di tariffe azzerate, un risultato che rafforza la cooperazione transatlantica. Tra i prodotti esenti figurano aeromobili e loro componenti, prodotti chimici specifici, risorse naturali, materie prime essenziali e alcuni prodotti agricoli. “Stiamo lavorando per ampliare questa lista”, ha assicurato von der Leyen, indicando la possibilità di future esenzioni. Questo approccio protegge settori strategici come l’aerospaziale, dove la competizione tra Airbus e Boeing rimane un tema sensibile, e garantisce l’accesso a materie prime vitali per l’industria europea.

Acciaio e alluminio: tariffe invariate, ma quote in arrivo

I dazi su acciaio e alluminio restano fermi al 50%, come confermato da Trump: “Non ci saranno cambiamenti”. Tuttavia, l’UE e gli USA stanno negoziando un sistema di quote tariffarie basato sui volumi storici di scambio. “Abbiamo concordato un sistema di quote per l’acciaio, con una tariffa media del 4,8% per la clausola di Nazione più favorita“, ha dichiarato una funzionaria della Commissione Europea. Le importazioni oltre queste quote saranno soggette al 50%, ma i dettagli saranno definiti nelle prossime settimane, con un’attuazione successiva al 1° agosto.

Farmaci e semiconduttori: chiarezza sul 15%

Nonostante le dichiarazioni di Trump, che aveva inizialmente escluso i farmaci dai dazi, un alto funzionario Ue ha chiarito che sia i prodotti farmaceutici che i semiconduttori saranno soggetti al 15%, almeno fino al completamento delle indagini previste dalla Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962. “I dazi su questi settori non supereranno il 15%”, ha precisato il funzionario, offrendo una garanzia alle aziende europee. Trump ha comunque ribadito la possibilità di tariffe più alte in futuro, fino al 200% sui farmaci, se le indagini lo giustificheranno.

Agroalimentare: protezione per i settori sensibili

L’intesa tutela i prodotti agricoli europei sensibili, come manzo, zucchero, etanolo e pollame, che restano esclusi dalle concessioni. “Non abbiamo ceduto su nessun settore agricolo strategico”, ha dichiarato un funzionario Ue. I prodotti con dazi azzerati includono frutta secca (mandorle, noci, pistacchi, arachidi) e carne di bisonte, un prodotto di nicchia importato dagli USA. Le trattative su vini e liquori proseguono, con progressi più rapidi per i distillati. “Siamo più avanti sui liquori che sui vini”, ha ammesso una funzionaria Ue, senza specificare una tempistica.

Impegni economici: un ponte transatlantico

L’UE si è impegnata a investire 600 miliardi di dollari nell’economia statunitense e ad acquistare 750 miliardi di dollari in energia e armamenti dagli USA nei prossimi tre anni. Questi impegni, che rafforzano un mercato transatlantico da 1,7 trilioni di dollari annui, sono stati presentati come una contropartita per evitare tariffe più punitive. “Questo accordo non è solo commerciale, ma un segnale di fiducia reciproca”, ha dichiarato von der Leyen, evidenziando il peso di una partnership che copre il 44% del PIL globale.

Sospensione delle contromisure UE

Le contromisure tariffarie dell’UE, pronte a colpire merci statunitensi per 93 miliardi di euro a partire dal 7 agosto, saranno sospese dal 4 agosto, in attesa dei decreti esecutivi USA che introdurranno il dazio del 15%. “Le contromisure sono pronte, ma il nostro obiettivo è la cooperazione”, ha spiegato una funzionaria Ue, sottolineando la volontà di evitare un’escalation.

Impatto economico: un costo per gli importatori USA

Prima dell’accordo, gli Stati Uniti incassavano 7-8 miliardi di dollari in dazi dai prodotti europei. Con la tariffa del 15%, questa cifra salirà a circa 80 miliardi, secondo un funzionario Ue. “Questi dazi sono pagati dagli importatori americani, non dall’UE”, ha chiarito, sottolineando che i consumatori statunitensi potrebbero affrontare prezzi più alti. L’impatto dipenderà dall’evoluzione degli scambi: una riduzione delle esportazioni europee potrebbe limitare i dazi incassati, mentre uno spostamento verso settori esenti potrebbe mitigarne gli effetti.

Reazioni globali e prossimi passi

L’intesa ha ricevuto un’accoglienza positiva da molti leader europei. La premier italiana Giorgia Meloni ha definito l’accordo “un passo verso la stabilità”, mentre Berlino ha lodato la capacità di evitare una “spirale tariffaria.” Il premier ungherese Viktor Orban ha invece criticato l’intesa, definendola meno vantaggiosa di quella britannica. La Cina ha espresso preoccupazione, chiedendo che l’accordo non penalizzi le sue esportazioni e richiamando al rispetto delle regole del WTO.

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