Il dato che circola è il numero: cinquantasette. Quello che conta, per chi guarda ai mercati, è un altro e sta in fondo al rapporto.
Molti dei funzionari coinvolti hanno scelto di astenersi da determinate decisioni anziché cedere i propri interessi finanziari.
Il conteggio
L’analisi è stata realizzata da Public Citizen ed è stata ripresa dall’Associated Press.
Individua 57 ultra-milionari e miliardari tra i nominati della seconda amministrazione Trump. Di questi, 17 sono ambasciatori statunitensi e 40 ricoprono altri incarichi nelle istituzioni federali.
Il criterio adottato è un patrimonio pari o superiore ai 100 milioni di dollari.
Il confronto storico
È qui che il numero acquista significato.
Le amministrazioni di George W. Bush e di Joe Biden contavano ciascuna cinque membri con patrimoni di quella entità. Quella di Barack Obama ne annoverava tre.
Tredici in tutto, contro cinquantasette. Il rapporto è di oltre quattro volte.
Nel dettaglio, l’amministrazione Biden comprendeva quattro ambasciatori e John Kerry, inviato speciale per il clima. Quella Obama contava Penny Pritzker, lo stesso Kerry e l’ambasciatore in Francia. Tra i cinque dei due mandati Bush figurava il miliardario Roland Arnall, ambasciatore nei Paesi Bassi.
La composizione del governo
Otto dei ventitré membri dell’esecutivo rientrano nella categoria, poco meno del 35%.
Sono miliardari il segretario al Commercio Howard Lutnick, la segretaria all’Istruzione Linda McMahon, il vice segretario alla Difesa Stephen Feinberg e l’amministratrice della Small Business Administration Kelly Loeffler.
Dispongono invece di patrimoni nell’ordine delle centinaia di milioni il segretario al Tesoro Scott Bessent e l’inviato speciale Steve Witkoff.
Il capitolo donazioni
Tra il 2022 e il 2025, trenta dei cinquantasette nominati hanno versato oltre 65 milioni di dollari a comitati politici collegati a Trump.
Si tratta di poco più della metà del totale, con una media superiore ai due milioni ciascuno. La maggior parte delle erogazioni si concentra nel 2024.
Il rapporto elenca alcuni casi. Warren Stephens, nominato ambasciatore nel Regno Unito, ha versato oltre 9 milioni di dollari tra il 2024 e il 2025. Tilman Fertitta, nominato ambasciatore in Italia, ha donato 1,4 milioni ai comitati elettorali nel ciclo 2024.
Howard Lutnick ha versato quasi 9 milioni a MAGA Inc. tra il dicembre 2023 e l’ottobre 2024. Linda McMahon ha superato i 22 milioni nel ciclo elettorale 2024. Kelly Loeffler ha donato oltre 5 milioni tra il 2024 e il 2025, Scott Bessent complessivamente un milione al PAC Make America Great Again, oltre ad altri contributi.
Un caso distinto riguarda Jared Isaacman, inizialmente indicato per la guida della NASA, poi sostituito e successivamente rinominato. Dopo il ritiro della prima candidatura ha donato un milione a Maga Inc. nel giugno 2025 e un altro nel settembre dello stesso anno.
Gli interessi ancora in essere
La parte del rapporto che riguarda più da vicino il mondo economico è quella sulle posizioni finanziarie mantenute.
Stephen Feinberg, ex fondatore di Cerberus Capital Management, è al centro di interrogativi sui rapporti tra la società e il Pentagono. Secondo il documento, imprese riconducibili a Cerberus hanno ottenuto nuovi contratti o modifiche contrattuali dal Dipartimento della Difesa successivamente alla sua nomina.
Nel caso di Howard Lutnick, che prima dell’incarico era presidente e amministratore delegato di Cantor Fitzgerald, il rapporto segnala che dopo il suo ingresso nel governo i figli hanno assunto la guida della società.
Vengono inoltre citati Frank Bisignano, amministratore della Social Security Administration e amministratore delegato dell’Irs, con richiamo ai precedenti incarichi in Fiserv e alle cause avviate dagli investitori contro la società; Michael Boren, sottosegretario all’Agricoltura per le risorse naturali e l’ambiente; e Frank Schuler, che ha ricoperto un incarico presso la General Services Administration dopo essere stato coinvolto in un’inchiesta bipartisan del Senato sulle cosiddette transazioni sindacate di servitù di conservazione.
Il punto che riguarda i mercati
In un aggiornamento del luglio 2026 l’organizzazione ha rilevato lo strumento prevalentemente adottato per gestire queste situazioni.
Molti funzionari hanno scelto la recusal, cioè l’astensione da specifiche decisioni, anziché la cessione integrale degli interessi finanziari.
La differenza non è formale. La cessione elimina il conflitto alla radice, perché l’interesse economico cessa di esistere. L’astensione lo lascia in essere e ne circoscrive gli effetti a singoli procedimenti, affidandone il perimetro a valutazioni caso per caso.
Per chi opera nei settori regolati, è una distinzione che incide sulla prevedibilità delle decisioni.
Le due letture
Public Citizen definisce la concentrazione di grandi patrimoni e di rapporti societari ai vertici dell’amministrazione un elemento “di forte preoccupazione sul piano etico”, parlando di “potere corporativo e oligarchico”.
Sostiene inoltre che questo contribuisca a una forma di governo nella quale “l’élite benestante detiene le redini del potere sul popolo americano”.
Il presidente ha invece giustificato la propria propensione a nominare persone di grande ricchezza come un segno di rispetto per il successo finanziario.
Va precisato che Public Citizen è un’organizzazione di advocacy per la tutela dei consumatori, con una collocazione definita: i dati numerici sono verificabili, le valutazioni sono sue posizioni.


